di Tommaso Adriano Galiani
docente e scrittore

Tomaso Galiani

Citare una frase di Snow Crash di Neal Stephenson, “ideatore” del metaverso, per dare inizio a
questo articolo? Banale.
Lasciando gli entusiasti del settore fantascientifico o informatico – giovani e giovanili – ai loro
convincimenti, meglio partire dall’ossimoro leopardiano “naufragar m’è dolce” de L’infinito
per cercare di dare corpo a una specie di continuità insita nel metaverso.
Del resto, a detta degli ideatori, questa realtà virtuale, sarà sempre più in grado di farci sprofondare
nell’infinito informatico.

Dovrebbe suscitare in noi una qualche beatitudine, come accadde al poeta recanatese che, superata la simbolica barriera verdeggiante, ci ha condotto in un mondo ideale e di totale libertà d’azione …

Il problema è che il suo naufragare nel mare dell’infinito potrebbe essere anche letto come la
metafora di uno smarrimento profondo, quello di chi rischia di perdersi nei labirinti della propria
mente. Escluderei al momento questa ipotesi.
Non voglio deprimermi, anche se già m’immagino anziano con addosso uno sconcertante visore,
vittima della medesima narcolessia dantesca, ma nel mio caso con ben altri esiti letterari.
Dante, diciamolo, nella sua Commedia ha condiviso già secoli fa una realtà aumentata, fornendo
un’immagine puntuale di ciò che non esisteva, se non nel suo immaginario; è stato in grado di
controllare parole e azioni di ogni singolo personaggio (non sperate io possa citare Paolo e
Francesca in quanto antesignani di un avatar perché è troppo anche per me) rendendo il tutto
ampiamente condivisibile.
Chiedo venia per i miei rigurgiti da ancien régime.
Dove eravamo? Ah, sì, alla narcolessia dantesca: “Io non so ben ridir com’i v’intrai / tant’era pien
di sonno a quel punto / che la verace via abbandonai”.
Potrei citarvi questi versi pur di rintracciare un espediente motivazionale per lasciare la via “verace”
e affacciarci a un aggiornato mondo in 3D, concedendoci nondimeno un alibi poco convincente.
Prima di inoltrarmi nella promessa di “sovrumani / silenzi e profondissima quiete”, “sedendo e
mirando, interminati / spazi di là da quella” postazione informatica dovrò, se non altro in queste
righe, pur fornire un valido perché del mio futuro stare stravaccato sul divano a cercare di tastare il
nulla.

A ogni buon conto, riflettendoci, forse sarebbe il caso di cercare qualcosa di meno altisonante dei
versi riportati. Già! Alice’s Adventures in Wonderland potrebbe andare?
Un confronto con il sommo poeta no, posso capirlo, ma, almeno per ricercare un mondo letterario
antesignano dell’attuale realtà virtuale potrei citare una ragazzina inconsapevolmente geniale:

Ma allora, se il mondo non ha assolutamente alcun senso, chi ci impedisce di inventarne uno?

Mica male la bimbetta, eh? Sì, ma non sono ancora convinto.

Ci rinuncio. Troppo complicato e poi non per forza bisogna “trovare un senso a questa vita / anche
se questa vita un senso non ce l’ha”.
Vasco Rossi a parte (giusto per sentirmi moderatamente rock), lascio ai lettori l’incarico di ricercare
una valida logica, letteratura a parte, per ciò che ci aspetta.

Gli esperti ci avvertono che sarà sempre più ovvio prendere parte a riunioni in mixed reality e, in aderenza al bovarismo di Jules de Gaultier (questo lo dico io e non loro), ci sentiremo ricchissimi comprando una non-villa con una non-piscina in cui poter fare un non-bagno, sottovalutando la lezione di Magritte

Anche se disoccupati nullatenenti, potremo portare a termine un non-lavoro multimilionario e dopo
rilassarci, magari con un gioco basato sulla blockchain, fingendo di non sentire le urla di una vicina
che ha trovato l’appartamento svaligiato perché si è intestardita a voler uscire e vivere in prima
persona le proprie esperienze. Ragazzi, che vita fantastica ci aspetta!

Immaginatevi chiusi in casa a organizzare un non-pasto natalizio per il quale vi impegnate a gestire
la spesa collettiva per poi farvi versare l’importo in cripto valute nel vostro wallet (perché dire
“portafoglio” fa tanto reduce del primo dopoguerra). Un aborigeno informatico, erroneamente invitato, potrebbe obiettare che nel metaverso non si mangi davvero. E allora? Poverino. Nulla di ciò che immaginiamo esiste sul serio a patto che non ci convincano del contrario. Fatelo pagare e vedrete che si sentirà sazio!

 

PH credit: Excalibur, concept photo, Pino Verrastro-Enzo Varricchio, 2020

1 thought on “Metaverso e meta-versi

  1. Concordo che un futuro senza presenza fisica è un pensiero oggi ansiogeno e triste.
    Purtroppo è la realtà evolutiva al momento in corso e niente sembra in grado di rallentarlo.
    Potrebbe affacciarsi un lontano futuro involutivo da dove poter ricominciare ma lo percepisco come qualcosa che non riguarda la nostra e molte successive generazioni.

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