di Enzo Varricchio

 

I Bestiari medievali servivano a far capire il divino, i bestiari di oggi ci fanno intendere l’umano.

Da sempre l’immaginario collettivo è popolato di bestie: il lupo cattivo, la cicogna che consegna i bambini, il gatto nero che porta sfortuna…

Gli animali sono nei  pittogrammi delle grotte di Altamira e Lascaux come nei geroglifici egizi o negli scritti dell’imperatore Federico II di Svevia.

Dal trattato De arte venandi cum avibus scritto da Federico II

Miti e teogonie come quella del serpente piumato Quetzalcoatl azteco o del Kukulkan dei Maya, favole e leggende da Esopo a Rodari, personificazioni di divinità, e persino le posizioni dello yoga e oroscopi come quello cinese, sono imperniati su figure simboliche di animali, dotate di significati allegorici. La “Lingua degli Uccelli” si ritrova come lingua magica universale sia nelle leggende norrene che nel sufismo islamico che nella Cabala ebraica.

L’animale rappresenta per noi la natura benigna o maligna, con la quale conviviamo nell’ecosistema, dalla zanzara che odiamo al tenero cagnolino che facciamo salire sul nostro letto.

Tutto questo mondo è stato rappresentato a vario titolo in arte a seconda delle epoche storiche e degli stili. L’arte antica con la statuaria, per esempio nel bue Apis, sacro al popolo dei Sanniti; nel Medioevo con chimere e ippogrifi che adornano pulpiti e portali delle cattedrali, in letteratura dove animali fantastici come il cavallo alato o l’unicorno caratterizzano grandi opere letterarie; in pittura quando, nel Seicento, divennero i soggetti ricorrenti di nature morte, fino ai contemporanei Maurizio Cattelan e Damien Hirst che li utilizzano per lanciare discussi e discutibili messaggi di denunzia politico-sociale.

https://www.bsnews.it/2019/01/27/gli-animali-nellarte-dal-rinascimento-a-ceruti-mostrami-una-mostra-64/

https://www.artuu.it/2018/04/27/5-artisti-contemporanei-che-lavorano-con-gli-animali/artisti/

Poi ci sarebbe l’arte del tatuaggio che utilizza il mondo animale con risvolti piscologici. Rapportando i caratteri animali ai tipi psicologici umani, si costruiscono veri e propri identikit o profili molto utilizzati anche nel marketing e nella pubblicità. L’animale può rappresentare infatti la libertà e la soggezione, la forza e la debolezza, la sicurezza e la paura.

Tutto ben descritto e analizzato in corposi tomi di psicologia, antropologia, etologia.

Però mai come ai nostri giorni il rapporto con le bestie si è fatto familiare, domestico. E non solo con cani e gatti, criceti, etc. , ma ormai anche con serpenti, iguana, e addirittura felini maggiori. Mai come oggi sono stati riconosciuti i diritti degli animali nella legislazione civile e penale. Da oggetti o cose gli animali sono finalmente diventati soggetti di diritti, sia pure fittiziamente ipotizzati.

Gli umani vogliono assomigliare agli animali vestendosi con capi leopardati, pitonati, zebrati, mentre gli animali, che già volevano somigliarci, finiscono per riuscirci copiando più i nostri difetti che i pregi (vedi The Animal Farm di George Orwell o Cane e padrone di Thomas Mann).

 

I PIIGS (maiali) sono i Paesi  più sfigati dell’area Euro e i cinghiali provocano più incidenti stradali dell’alcol.

E c’è in giro e sui social  un bel campionario di soggetti sia tra gli animali, sempre più esotici, sia tra gli umani, sempre più strambi.

Quindi, ora più che mai “Dimmi che animale sei o con quale animale stai e ti dirò chi sei”.

 

L’ultimo libro di Enzo Varricchio: “Che cos’è arte oggi. Con gli atti dello storico processo Constantin Brancusi contro gli Stati Uniti”, Editoriale Giorgio Mondadori, 2020.

Una chicca:  Volario, di Alfredo Cattabiani. https://www.oscarmondadori.it/libri/volario-alfredo-cattabiani/

PH: “To the Bone”, Sonny

https://sonnyonline.com/#slide-2

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