di Serenella Russo
Operatrice culturale

 

Non si meraviglino i lettori se torniamo a parlare di Andrea Pazienza …
Questa volta, per raccontarvi del talk “Ama il tuo ritmo. La performance nell’arte e della vita di
Andrea Pazienza”, tenutosi il 15 settembre scorso, presso il Chiostro del MAT- Museo dell’Alto
Tavoliere di San Severo, in provincia di Foggia.
Di fronte ad un pubblico numeroso ed eterogeneo per età, professione e interessi si è conversato
sulla poetica artistica di Andrea Pazienza: eclettico artista, fumettista e performer.
Non sono mancati i riferimenti all’espressività e poliedricità del suo “segno”, con particolare
riferimento all’uso da parte del fumettista del polistilismo, che riflette il suo incondizionato
desiderio di osare e sperimentare svariate forme e contenuti artistici.
Il murale che Andrea realizzò a Napoli nel 1987 presso l’Ente autonomo Mostra d’Oltremare,
testimonia, in modo esemplare, questa sua volontà. La volontà di immergersi nella dimensione
dell’atto creativo “trascinando” con sé, in una esperienza irripetibile, gli spettatori di quell’atto …

Ma cos’è il segno? Come intenderlo? Da cosa è generato?
“Il segno è, innanzitutto, generato dal gesto dell’artista; esso è potenza creativa,

energia produttiva, pura espressione personale

che rispecchia l’identità dell’Artista diventando la sua impronta, la sua firma”
Per intenderci meglio, non fa male un po’ di storia …
La consapevolezza del gesto creativo e performativo si consolida a partire dalla prima metà
dell’800, da parte di Monet negli studi dal vivo del suo giardino di Giverny. Il gesto del pittore si
fa violento, agitato, vorticoso e, soprattutto, performativo.
Nei primi anni Venti le pennellate gestuali di Monet si tramutano con le avanguardie storiche in
puro gesto e traccia dell’artista, sua presentazione piuttosto che strumento di rappresentazione.
Il modo attraverso cui si genera il segno è frutto di un movimento determinato da un personale
ritmo. Picasso post-cubista anticipava l’aspetto performativo, in quanto espressione di una dinamica
di intreccio tra azione e gesto.
Il gesto, quindi, diventa espressione del tutto personale e la rappresentazione risulta seconda alla
presentazione.
Se Pollock fa dell’azione la sua poetica essenziale, Mathieu la trasforma in esibizione, evento
teatrale. Tra il ‘50 e il ’51, il segno si connette con la velocità e l’irruenza del gesto come presa
immediata della realtà svincolata da qualsiasi intervento di tipo cognitivo e razionale.
Andrea Pazienza seleziona, assorbe e rielabora quanto lo ha preceduto …

Non svincola l’elemento cognitivo e razionale ma lo immette all’interno dell’atto per esibire la
propria conoscenza artistica. Consegna alla rappresentazione e alla presentazione del segno la stessa
importanza creativa.
Il murale di Andrea Pazienza a Napoli è un serbatoio di rappresentazioni legate ritmicamente da un
particolare movimento artistico. Rappresentazioni che metaforicamente traspongono tasselli di un
mosaico, i quali, solo se guardati da lontano attraverso una visione olistica, acquisiscono senso.
“Movimenti artistici differenti che si sommano in una visione d’insieme grazie al processo

di sintesi attuato dall’Artista che riesce a inserirsi nello spartiacque

tra arte neoclassica e romantica”

Ecco allora che da un lato conserva l’;emulazione dell’9;arte greco-romana di Jacques-Louise David,
ma dall’altro riesce a trasmettere un senso di drammatica emozione. L’arte greco-romana viene
contemplata ed emulata attraverso la plasticità dei corpi scultorei del Canova che giunge al Bello
attraverso un processo di sublimazione. Attraverso l’illusoria profondità e sapiente imperfezione del
chiaroscuro l’;attimo, il momento della battaglia non viene congelato e riprodotto mimeticamente e
meccanicamente, ma trasmette impatto emotivo al lettore. In tal caso, attraverso l’ispirazione e
influenza romantica, Pazienza rappresenta la realtà infondendo all’osservatore un sentimento
drammatico, intenso ed estremo dell’esistenza, che si manifesta e culmina nel realismo romantico di
Thèodore Gericault.
Paz si esibiva ritmando le sue azioni che generavano dei segni, i quali si sommavano gradualmente
per rivelarsi alla fine in un unico disegno.
“Egli, infatti, affermava di non eseguire una unicità di stile ma essere propeso
verso l’accogliere molteplici segni diversi in un continuo Esercizio di Stile”

Un esercizio con la “E” maiuscola poiché legato alla gioia che è direttamente proporzionale
all’interesse nel creare.
“Come la corda tesa di una chitarra rock di Keith Richards, anzi di Sid Vicious”, Pazienza vuole
essere libero di vibrare e muoversi spingendosi oltre a un unico e circoscritto segno e non rimanere
fermo in una sonorità notale limitata.
Come la potenza di innesco dell’Effetto Larsen (cercatelo su Wikipedia e ascoltatelo!) così
Pazienza con la sua  inaffidabilità propende verso questa estensione di suono generato dal ritmo
incontrollato. Un ritmo che è insito nell’azione ritmata del suo gesto.
Se la curiosità vi ha spinto a guardare il video, forse non vi saranno sfuggiti alcuni incredibili
dettagli … Le mani dell’artista funzionano rispetto alla sua testa come se il pennello fosse un
prolungamento del proprio corpo e della sua mente capaci di superare i limiti dei sensi. Spingendosi
oltre a ogni universo cognitivo, in una dimensione virtuale e reale insieme, il segno esecutivo è
guidato da una sorta di vibrazione, una tensione, che guida la mano nel processo creativo.
In quell’attimo processuale, l’intuizione diventa proiezione del proprio Io in una dimensione
distaccata dalla percezione reale del proprio sé, ma alla fine entrambe le componenti suddette si
ricongiungono e si fondono in un mirabolante talento creativo.

 

 

 

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