Da un treno all’altro… tra coding e robotica

 

di Gianfranco De Giglio

docente e formatore

La capacità di “notare l’imprevisto e renderlo costruttivo”, è una sensazione che tutti abbiamo provato o continuiamo spesso a provare nelle più svariate situazioni e in alcune di queste, come nel processo di insegnamento, è come un treno che passa diverse volte e con diverse destinazioni finali… bisogna essere solo scaltri a prenderlo in tempo e sfruttarlo al massimo, sapendo anche cambiare corsa al momento opportuno…

Volete un esempio? Più di dieci anni fa, era rarissimo sentire o utilizzare termini come “coding”, “robotica educativa” (metodologie didattiche applicabili sin dalla scuola dell’infanzia che insegnano come risolvere un problema, come creare qualcosa – dal semplice storytelling al più complesso videogioco) in maniera creativa, seppure algoritmica, ma soprattutto, guai a dimenticarlo, era raro immaginarne un’applicazione didattica.

Mi riferisco alla programmazione, intesa, però, non come disciplina fine a sé stessa, ma  finalizzata  all’apprendimento di materie diverse, proprio come avviene nella robotica educativa che, in più, si avvale della progettazione, costruzione e programmazione di robot educativi (secondo la teoria del Costruzionismo di Papert) per sviluppare sia il cosiddetto “pensiero computazionale”, ossia la capacità di affrontare e risolvere dei problemi in modo pianificato e strategico, sia il cosiddetto “pensiero creativo”.

Poi,  per caso, mi capita di aderire e successivamente far partecipare un gruppo di alunni della  scuola (la “Michelangelo” di Bari) a un progetto, organizzato da una scuola di ordine superiore, che prevede l’uso di robot realizzati con mattoncini Lego

L’entusiasmo è alle stelle, si aprono scenari incredibili (fino a poco tempo prima presenti solo come idee) che ti fanno saltare su quel treno, acquistare un robottino e cimentarti anche con altri alunni che tornano a casa felicissimi raccontando tutto ai genitori!

Ed ecco che la voce si sparge e il Dirigente Scolastico fa acquistare vari kit robotici ai quali seguiranno altri numerosi acquisti.

Nel frattempo sali su altri “treni”: formazione, testi, ti accorgi che l’argomento comincia a suscitare un interesse sempre più ampio e, dopo aver partecipato a gare regionali e nazionali, scritto un libro di testo scolastico sull’argomento, decidi di creare un gruppo Facebook intitolato “Caffè tra i robot” nel quale discutere e condividere idee e buone pratiche su tali metodologie…

Arriva, così, il momento di scrivere un secondo libro per tutti quegli insegnanti che intendono approcciarsi al coding e alla robotica educativa e mentre compi questo “viaggio” dal finestrino scorgi anche quelli che inizialmente preferiscono star fermi alla stazione pronti a dire: “Questa non è scuola!”, “Tu giochi con i Lego!” ma, per fortuna, il treno si allontana e li senti sempre meno.

E tutto questo ti sa di serendipità

Una felice sensazione che interessa anche gli alunni coinvolti in queste attività in cui la casualità, l’imprevisto, è sempre dietro l’angolo: ed è così che spesso insieme agli alunni, un “errore”(inteso come momento da “santificare” invece che “demonizzare”) conduce a scenari sempre nuovi permettendo di accrescere le loro competenze, soprattutto quelle trasversali.

Si realizza così un’altra idea di scuola, direi rivoluzionaria: non più “verticale” con il docente “custode sacro del sapere”, in cima, ma “orizzontale”, nella quale il docente “scende” allo stesso livello dei suoi alunni e si pone come regista nel loro processo di costruzione del sapere nel corso del quale la serendipità è “perenne” ed è… per tutti.

Occorre solo essere preparati a coglierla, notare l’imprevisto e renderlo costruttivo, pronti in tal modo a saltare sui “treni” che ci sfrecciano nella vita!

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