di Giulia Reina

 

Chi non conosce Trani, splendida perla adriatica, città dalla storia nobile e antica, con la sua cattedrale romanica, più bella tra le belle, incastonata nel mare come una gemma?

Nota è anche la gloriosa storia della Corte di Appello delle Puglie, alloggiata a Palazzo Torres di fronte alla cattedrale, massimo organo giudiziario della Terra di Bari dal 1861 al 1923, oggi sede del tribunale penale  e della procura della repubblica.

Meno famosa ma non meno pregevole, è la sede della sezione civile del tribunale, dislocata nel seicentesco Palazzo Candido, un tempo sede degli uffici comunali, nel cui atrio campeggia un’antica lapide con un’iscrizione sulla fondazione di Trani da parte di Tirreno, figlio dell’eroe omerico Diomede.

Tra mito, storia e giustizia, sta proprio bene la visione contemporanea di Michele Pietralongo, funzionario di Cancelleria col pallino per la fotografia d’arte.

In questi giorni, Palazzo Candido ospita infatti una mostra degli scatti “poetici” dedicati da Pietralongo a Trani e alla sua bellezza. Immagini metafisiche, catturate all’albeggiare, di luoghi sempre affollati ma insolitamente vuoti nello scatto dell’artista.

 

E’ una Trani mai vista dai meno mattinieri, il cui accostamento alla domus justiciae, al palazzo della Giustizia, usualmente luogo di patemi e conflitti, non manca di suscitare qualche emozione.

Pietralongo, coadiuvato dal suo collega Ruggiero Bufo, riesce a proiettarci in uno stato onirico e senza tempo, una specie di mondo della bellezza di cui Trani è al contempo simbolo e parte.

Bella questa operazione culturale dell’amministrazione giudiziaria tranese, un modo per alleggerire con l’estetica e il buon gusto luoghi come i tribunali, che il grande Calamandrei definiva “ospedali delle umane miserie”.

 

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