Una sera a cena da Checco a Trastevere: Minà, Cassius Clay, Sergio Leone, Robert De Niro e Gabriel Garcia Marquez

Foto repertorio del ristorante: "Da Checco a Trastevere"

di Flavio Andriani

scrittore

Dimenticare a volte è più utile che ricordare.  Ma ricordare è spesso consolatorio.  Gli anni ’80, al di là delle vicende storiche o  personali di ognuno di noi,  nel loro divenire euforico e trasformista, restano sintetizzati nel mezzo televisivo in quegli anni fondamentale.   La tv di Stato, per quanto raccapricciante, racchiude però un archivio di un decennio memorabile e forse irripetibile.  E non solo grazie a un hardware(strumento) ma anche grazie a un software (contenuto e  soggetto).

Se dovessi salvare un solo personaggio televisivo  in tutti gli anni ‘80 questo sarebbe  Gianni Minà. Volto tenero e diabolico allo stesso tempo, baffi sornioni, eterno sorriso come da grappa al mattino. Il suo fantastico “ Blitz”, 1982, la domenica pomeriggio su Rete 2 (non ancora Rai2 ), quando  appisolato dal pranzo con i genitori,  ti ridestavi  d’improvviso,  tv accesa, con  ospiti eccezionali pescati dalla mitica sua agendina: Cassius Clay-Muhammad Ali,   Robert De Niro, Vinicius De Moraes , Vittorio Gassman, Carmelo Bene, Walter Chiari, Pino Daniele, Giorgio Gaber e Fabrizio De Andrè andavano solo da lui,  Massimo Troisi che  prendeva in giro Minà appunto per la sua mitica agenda contenente tutti i numeri di telefono possibili.  Ma,  sintesi estrema di tutto questo, una foto di gruppo scattata  a cena da Checco il Carrettiere a Trastevere.

Di lato il  sempre sorridente Minà  e  al centro Cassius Clay ( si, lui, il puglie che mi stregò sin da ragazzo, nel suo saltare policentrico attorno al suo avversario, pura grazia barocca, circe e pavone allo stesso tempo, fuoriclasse del  “balletto a zona”),   poi Sergio Leone (grazie a lui e a “Per un pugno di dollari” guarii inspiegabilmente da un’incipiente balbuzie),  Robert De Niro (per me resta sempre “Il Cacciatore”), Gabriel Garcia Marquez (quanti giorni ben spesi sul suo “Amore ai tempi del colera”).

Che cazzo ci facevano  lì tutti insieme? Semplice:  Minà ha appuntamento a cena  con Muhammed Alì  in quei giorni a Roma.

Ne resta una celebre intervista e un libro “Io e il mio Alì”.

Lo chiama anche Robert De Niro – “Ma come, hai con te Cassius Clay e non mi avvisi? –   Si unisce quindi anche Bob.  Sergio Leone  telefona dopo  un’ora.  Sta girando “C’era una volta in America” e si lamenta di De Niro, latitante dal set da tutto il pomeriggio.  Minà lo tranquillizza, ma no, è qui con me, stiamo andando a cena.  Sergio Leone, pacato ma incazzato  si fionda anche lui da Checco il Carrettiere.  E sono in quattro.  Intanto, Gabriel  Garcia Marquez che deve ripartire il giorno dopo,  non può che confermare l’appuntamento col  Minà giocoliere, ovviamente da Checco il Carrettiere, che conserva gelosamente la preziosa foto da sfoggiare incorniciata ancora oggi. E ci credo.  A me non potrebbe mai succedere.  Anche perché non ho un’osteria.

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