Ligabue, san Francesco e il volto della natura
di Tommaso Galiani
Gli Arsenali Repubblicani di Pisa hanno aperto, dal 26 dicembre 2025, i loro spazi a una presenza intensa e indisciplinata. Fino al 10 maggio 2026, la mostra “Ligabue. Il ruggito dell’anima” ci permetterà di entrare in contatto con l’animo pulsante di un artista che non ha mai cercato di essere compreso, ma probabilmente solo considerato, ascoltato. Prodotta da ARTIKA di Daniel Buso ed Elena Zannoni, con il patrocinio del Comune di Pisa e della “Fondazione Augusto Agosta Tota per Antonio Ligabue”, l’esposizione è curata da Mario Alessandro Fiori, segretario generale della Fondazione, insieme alla Direzione Artistica di “Beside Arts”.
Grazie a questa sinergia, oltre ottanta opere compongono un mosaico potente, le cui tessere parlano di un’identità frammentata, di una mente inquieta capace, tuttavia, di generare immagini ferme, semplici e dirompenti. Perché Antonio Ligabue, rivelando un’affinità profonda con un Espressionismo europeo, più che appreso istintivamente incarnato, dipingeva come si respira nei momenti estremi. Lo faceva con urgenza, per necessità vitale, ma con una lucidità sorprendente. Nel “Cantico delle Creature” di san Francesco, il sole, la luna, l’acqua, il fuoco e la terra diventano fratelli e sorelle, parti di una medesima comunità.
La relazione con il creato è armonica, attraversata dalla preghiera e dalla gratitudine. Il mondo si offre come segno di un ordine superiore, fonte di consolazione e di bellezza. In Ligabue, invece, la natura non pacifica, non rassicura. È selvaggia, talvolta ostile. Gli animali che affollano le sue tele non sono allegorie ma presenze vive, cariche d’istinto, di forza indomabile. L’uomo non dialoga con loro. Le fronteggia, consapevole di una fratellanza che non elimina il conflitto. Eppure, proprio in questa distanza emotiva, potrebbe emergere un punto di contatto profondo. Sia san Francesco, “eretico” del suo tempo, sia Ligabue, emarginato e bracciante presso le rive del Po, negano la centralità assoluta dell’essere umano. Il santo lo fa attraverso una visione spirituale fondata sulla riconciliazione, il pittore attraverso un’esperienza esistenziale segnata dalla fragilità e dall’istinto di sopravvivenza.
Se il “Cantico” è una voce di armonia, la pittura di Ligabue potrebbe configurarsi come un controcanto, in cui la natura non è celebrata ma riconosciuta come forza originaria, alla quale l’uomo appartiene in modo paritario e, per questo, senza privilegi.
FOTO: di Tommaso Galiani