Alla Magnani Rocca il grande racconto del Simbolismo italiano
Dal 14 marzo al 28 giugno 2026 la Fondazione Magnani Rocca dedica la sua mostra di punta al Simbolismo italiano, riunendo oltre 140 opere tra dipinti, sculture e incisioni nella suggestiva cornice della Villa dei Capolavori.
Si tratta di uno dei progetti espositivi più ampi mai realizzati in Italia su questo movimento, che tra fine Ottocento e primo Novecento ha saputo dare forma artistica all’invisibile, al sogno e al mistero. Il percorso prende le mosse da una celebre riflessione di Angelo Conti, che nel 1900 definiva l’“arte nuova” come un linguaggio capace di superare la semplice rappresentazione del reale per indagarne l’aura segreta.
È proprio questa tensione verso l’oltre che la mostra intende restituire, indagando i caratteri specifici del Simbolismo nella Penisola e le ragioni di un suo sviluppo più tardivo rispetto ad altri contesti europei. Curata da Francesco Parisi e Stefano Roffi, l’esposizione affronta le principali questioni critiche legate al movimento: il rapporto con le correnti internazionali, l’elaborazione originale degli stimoli provenienti dall’estero e il dialogo tra arti visive, letteratura e spiritualità. Ne emerge un panorama complesso e sfaccettato, in cui le atmosfere oniriche e le visioni perturbanti convivono con una profonda riflessione sull’uomo, sulla natura e sul destino.
In mostra opere di protagonisti assoluti come Giovanni Segantini, Giuseppe Pellizza da Volpedo e Gaetano Previati, accanto a figure centrali del Simbolismo europeo quali Arnold Böcklin, Franz von Stuck e Max Klinger. Completano il percorso i lavori di artisti che declinarono il simbolo in chiave personale e innovativa, da Galileo Chini a Luigi Russolo, da Leonardo Bistolfi ad Adolfo Wildt, fino a Plinio Nomellini, Duilio Cambellotti, Felice Carena, Alberto Martini, Libero Andreotti e Mariano Fortuny. La mostra alla Magnani Rocca si propone così come un’occasione unica per rileggere il Simbolismo italiano nella sua piena maturità, restituendone la ricchezza espressiva e il ruolo decisivo nel traghettare l’arte verso la modernità.
FOTO: FONDAZIONE MAGNANI ROCCA