L’evoluzione della Resource Based View
di Francesco Scorrano
Nel dibattito economico e manageriale contemporaneo la Resource Based View (RBV) rappresenta uno dei principali filoni teorici per comprendere le differenze di performance tra le imprese. Le sue radici affondano lontano nel tempo e si intrecciano con alcuni dei contributi più influenti della teoria economica del Novecento. Il primo riferimento concettuale può essere rintracciato in Joseph Schumpeter che, già nel 1934, introduce il tema della “rendita imprenditoriale”, legata alla capacità dell’imprenditore di innovare combinando in modo nuovo i fattori produttivi.
È però con Edith Penrose che il discorso sulle risorse assume una formulazione più strutturata. Nel suo lavoro del 1959, l’economista britannica supera la visione dell’impresa come semplice apparato amministrativo e la definisce come un insieme articolato di risorse produttive. Secondo Penrose, ciò che conta non è solo la disponibilità delle risorse, ma il modo in cui esse vengono sviluppate e impiegate, generando opportunità di crescita e di diversificazione. L’impresa, in questa prospettiva, è un portafoglio dinamico di risorse che consente di ampliare e migliorare la funzione di produzione nel tempo.
La Resource Based View emerge come corrente di ricerca autonoma a partire dagli anni Ottanta, in un contesto in cui prevaleva il paradigma industriale secondo cui la redditività delle imprese dipendeva principalmente dalla struttura del settore. In questa impostazione, le differenze di performance erano spiegate dalla capacità delle imprese di creare barriere all’entrata o di posizionarsi in segmenti strategici più protetti. Tuttavia, tale approccio appariva insufficiente a spiegare perché imprese operanti nello stesso settore, soggette a condizioni competitive simili, ottenessero risultati molto diversi. È su questo punto che si inseriscono i contributi di studiosi come Birger Wernerfelt e Richard Rumelt. Analizzando le fonti della redditività, essi mostrano come l’eterogeneità delle performance, sia all’interno dei settori sia tra settori diversi, derivi anche dall’unicità delle caratteristiche delle singole imprese.
Ogni azienda dispone di un profilo di risorse specifico, difficilmente replicabile, che ne determina il vantaggio competitivo. Wernerfelt conia l’espressione “resource based view of the firm”, sottolineando come prodotti e risorse siano due facce della stessa medaglia: i primi rappresentano l’espressione esterna delle seconde. Per lungo tempo la RBV rimane confinata all’ambito accademico, ma il salto verso il mondo manageriale avviene all’inizio degli anni Novanta. Nel 1990 Prahalad e Hamel pubblicano su Harvard Business Review un articolo destinato a segnare una svolta, introducendo il concetto di core competencies. Con un linguaggio accessibile ai manager, gli autori propongono un approccio strategico che sposta l’attenzione dai prodotti alle competenze chiave dell’organizzazione.
L’impresa non è più vista come un insieme di business separati, ma come un sistema di competenze che attraversano l’intera struttura e che consentono di creare valore in mercati diversi. In questa visione più matura, l’impresa non è un contenitore statico di risorse da sfruttare in modo efficiente, ma un organismo capace di attivare processi di generazione, utilizzo e riproduzione delle risorse stesse. Il vantaggio competitivo deriva dalla capacità di accumulare nel tempo risorse e competenze attraverso l’apprendimento, l’esperienza e l’innovazione organizzativa. È proprio questo processo di accumulazione che conduce a configurazioni uniche, difficilmente imitabili, e che spiega la persistenza delle differenze di performance tra le imprese.
La Resource Based View, dunque, offre una chiave di lettura profondamente diversa rispetto alle analisi tradizionali di settore, ponendo al centro la dimensione interna dell’impresa e la sua capacità di rigenerare continuamente il proprio patrimonio di risorse. Una prospettiva che, a distanza di decenni, continua a influenzare il pensiero economico e le scelte strategiche delle aziende
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