Lotta tra potenze=catastrofe imminente
di Canio Trione
Dopo decenni di filosofie politiche di ogni genere autoreferenti e ripetitive i nodi sono venuti al pettine. Prima i dazi, poi l’Ucraina, poi ancora il Venezuela, Gaza, la Groenlandia…finalmente si parla apertamente del ruolo delle “medie” potenze: prendono la parola i canadesi che cominciano a preoccuparsi delle intemperanze del vicino e si chiedono che razza di sovranità è questa se puoi solo dire di si. Tutte le precedenti scuole di pensiero si squagliano come neve al sole. Ma l’alternativa quale è? Unire le medie potenze … ma che significa “unire”? e per fare cosa? Minacciare una guerra? Armarsi fino ai denti imitando le superpotenze? Fino a che si giocasse alla guerra fredda in due, era credibile la ineluttabilità dell’equilibrio del terrore…ma se sono in quattro o cinque ad essere super armati che scenario costruiamo? Tutti contro tutti? O qualcuno ne riunisce una parte mentre qualche altro un’altra parte? facendo due blocchi? Quanti soldi servono per armarsi e dotarsi di satelliti e di tecnologie alternative? Per esempio nei pagamenti tra compagnie e privati cittadini non si possono usare tecnologie e standard che possono renderti dipendente dall’avversario potenziale! e allora?…un caos infinito ed inestricabile. Torniamo tutti precipitosamente al contante? conviene cominciare subito!
L’Europa ancora si dibatte attorno alla stupidaggine della sua unità sotto la guida (sballata) della Francia o della Germania per dare seguito alla geopolitica napoleonica o carolina -a seconda dei gusti- ma entrambe naufragate miseramente; come anche il naufragio del sogno hitleriano dello spazio vitale. Inoltre esiste un convitato di pietra che è una superpotenza quasi senza territorio, né presidente ma con eserciti armatissimi e risorse economiche inesauribili a disposizione che si chiama finanza internazionale: cosa si può fare per difendersi dalla colonizzazione cui essa ci ha sottoposto? ci conviene renderci indipendenti? Come si fa a dire loro di no? e chi lo fa? Quale potrebbe essere la nostra finanza alternativa alla loro? Peraltro tornare a dividere l’Europa non servirebbe a nulla. Che si fa? Una maggiore integrazione con un esercito unico non farebbe altro che spostare in alto l’asticella della competizione militare che non serve a nessuno e premierebbe solo la burocrazia di Bruxelles e i suoi capi; una divisione tra gli europei è un destino inevitabile ma sarebbe un ritorno al passato e quindi una condanna all’irrilevanza. Per decenni abbiamo rinunziato a pensare, le nostre università ancora oggi indugiano a giocare con i soldatini motorizzati e le portaerei laddove oggi si colonizzano interi continenti con il pensiero, lo spettacolo, le disinformazioni, l’arresto dei Presidenti, la corruzione dei capi o dell’intera popolazione, ….le tecnologie. E non abbiamo parlato delle piccole potenze. Stati di pochi milioni di abitanti che formalmente ancora esistono ma che dipendono interamente dalla protezione del vicino grande di cui è, di fatto, una provincia. Avranno mai una identità? Una dignità? Quando diciamo che ogni stato ha pari dignità e quindi ogni diplomatico è meritevole della stessa considerazione di ogni altro quale che sia la consistenza dello stato rappresentato diciamo una fesseria? o è solo una pietosa bugia? o ipocrisia obbligata? Per dirla in breve: si sta andando verso il futuro tenendo fissamente lo sguardo sul passato senza avere la benchè minima idea sul dove andare. Il meno che possa capitare è un’apocalisse peggiore della seconda guerra mondiale.
Le azioni americane hanno il merito di aver accelerato e posto qui e ora una questione che è stata spostata molte volte nel tempo. Come si vede il mondo del futuro non avrà nessuna somiglianza con quello del passato e pone questioni totalmente nuove. Certamente la internazionalizzazione o mondialismo si sono rivelati una bolla di stupidità e un suicidio collettivo come altre volte è accaduto nella Storia. Da queste colonne abbiamo più volte rappresentato la nostra ipotesi alternativa che sposta il confronto dalle armi ad altro; ma è evidente che serve riflettere a lungo ancora: la politica non è pronta culturalmente e, se vogliamo imparare dal passato, la politica ha bisogno di una catastrofe per cambiare decisamente mentalità.
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