Commercialisti, l’intelligenza artificiale entra ufficialmente nel Codice deontologico
di Francesco Scorrano
Il Consiglio Nazionale dei Commercialisti introduce un’importante novità destinata a incidere profondamente sull’esercizio della professione: l’intelligenza artificiale entra nel Codice deontologico.
La decisione arriva dopo l’approvazione della legge 23 settembre 2025, n. 132, che disciplina l’uso dell’IA nelle professioni intellettuali, imponendo nuovi standard di responsabilità e trasparenza.
Le modifiche riguardano in particolare gli articoli 21 e 45 del Codice, ridefinendo il perimetro entro cui i commercialisti potranno utilizzare strumenti di IA nello svolgimento degli incarichi.
Il principio cardine è chiaro: le tecnologie possono supportare il lavoro professionale, ma non sostituirlo. L’esito della prestazione deve rimanere frutto della valutazione e dell’attività intellettuale del professionista, nel pieno rispetto dei criteri di competenza, autonomia e indipendenza.
Il testo aggiornato introduce inoltre obblighi stringenti di controllo: chi si avvale dell’IA deve verificarne le fonti, la correttezza delle informazioni utilizzate e la conformità dei sistemi alle normative sulla sicurezza informatica e sulla protezione dei dati personali.
Viene richiesto anche che commercialisti, collaboratori e dipendenti possiedano un’adeguata conoscenza del funzionamento delle tecnologie impiegate.
Il ricorso all’IA non potrà mai rappresentare un’esimente in caso di violazioni delle regole deontologiche o di legge. Per garantire la trasparenza e mantenere saldo il rapporto fiduciario con i clienti, il professionista sarà tenuto a informare in modo chiaro e completo circa gli strumenti di IA utilizzati e a inserirne menzione nella documentazione prodotta.
Una svolta che segna l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella pratica quotidiana dei commercialisti, ma all’interno di un quadro normativo che punta a evitare automatismi e rischi, riaffermando la centralità del giudizio umano.
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