Trame incrociate. Il dialogo tra arte e moda come strumento educativo e transculturale

Tommaso Galiani

Il dialogo tra arte e abbigliamento è da sempre fitto, quasi inevitabile, al punto da permettere accostamenti arditi tra immagini lontane nel tempo e nelle intenzioni. Un incontro che non si limita alla suggestione, ma che a volte si tramuta in una vera e propria osmosi.

Al più classico intreccio di rimandi arabeggianti, che facilmente ritroviamo nella ritrattistica, in diversi affreschi così come nei presepi partenopei, nella storia dell’abbigliamento si è affiancata l’influenza esercitata dall’arte asiatica. Il Giappone ha, infatti, rappresentato sin dalla seconda metà dell’Ottocento una fonte inesauribile d’ispirazione per l’arte in generale. Il suo kimono, i motivi floreali stilizzati, le asimmetrie e le sue superfici piatte sono entrate pienamente nel lessico sartoriale già a fine secolo. Yves Saint Laurent, non a caso, ha dedicato nel 1980 una celebre collezione al Paese del Sol Levante, mentre Kenzo negli anni Settanta e Ottanta ha portato in passerella fluidità e sovrapposizioni ispirate alle stampe ukiyo-e. Le successive collezioni di Rei Kawakubo, Yohji Yamamoto e Issey Miyake, con i loro neri profondi, le forme destrutturate e le proporzioni irregolari, hanno influenzato profondamente l’estetica del vestire, trasformando l’abito all’incirca in una scultura mobile e concettuale. Anche la Cina ha lasciato un segno profondo nella moda occidentale. Dai ricami imperiali delle dinastie Ming e Qing fino alle porcellane blu e bianche, l’arte cinese è stata reinterpretata più volte nelle sfilate.

Diverse collezioni hanno tratto ispirazione dal qipao, dalle tuniche tradizionali o dalla giacca Mao, trasformandole in capi dal forte valore simbolico, talvolta poetico, talvolta critico. L’arte ha, in certa misura, abbandonato la sua immobilità, divenendo pop e provocatoria anche grazie al mondo del fashion.

Addetto alle vendite in un negozio d’abbigliamento, Tokyo, 2023

Yayoi Kusama ha creato capi grazie ai quali i pattern psichedelici sono divenuti indossabili; Jean- Paul Gaultier ha convertito l’abbigliamento in performance artistica; Iris van Herpen ha arricchito le collezioni con le stampe 3D e con materiali innovativi. Daniel Arsham, Peter Doig, Louise Bourgeois, Pietro Ruffo, Marcel Wanders sono artisti che hanno contribuito direttamente alle realizzazioni couture. A questi potremmo aggiungere altri esempi per dimostrare ulteriormente che arte e moda sono da considerarsi superfici vive, cangianti, interscambiabili e pronte a raccontare storie d’identità, di desiderio e di trasformazione. Perché, oggi più che in passato, ciò che indossiamo non è solo una dichiarazione d’intenti, ma influenza il modo in cui gli altri ci percepiscono e, al contempo, la nostra percezione di ciò che ci circonda. Un simile approccio risulterebbe particolarmente efficace nei diversi indirizzi della scuola secondaria, dove la dimensione interdisciplinare e critica dell’apprendimento costituisce un obiettivo centrale.

Nei licei – in particolare artistico, classico, linguistico e delle scienze umane – lo studio della moda come fenomeno culturale consentirebbe di rafforzare il dialogo tra saperi umanistici e visivi. L’abbigliamento, inteso come linguaggio simbolico, permetterebbe d’integrare la storia dell’arte con la letteratura, la filosofia e l’antropologia, favorendo la comprensione dei concetti d’identità, alterità, corpo e rappresentazione.

Tali percorsi contribuirebbero allo sviluppo del pensiero critico e al raggiungimento degli obiettivi di educazione civica e cittadinanza globale. Negli istituti tecnici, negli indirizzi del “Sistema moda” e del “Made in Italy”, questo tipo di analisi affiancherebbe efficacemente le competenze tecnico-produttive. La lettura più complessa delle collezioni, inoltre, permetterebbe agli studenti di acquisire una maggiore consapevolezza progettuale, comprendendo il valore culturale, identitario ed etico di certe scelte stilistiche. Anche negli istituti professionali questi percorsi assumerebbero una valenza formativa, rendendo l’apprendimento motivante e significativo. Nel complesso, l’integrazione sistematica di percorsi dedicati al rapporto tra arte e moda, adattata ai diversi ordini di scuola, contribuirebbe a rafforzare una didattica capace di connettere esperienza, cultura e contemporaneità, promuovendo la formazione di soggetti consapevoli, critici e culturalmente aperti.

 


FOTO: D. A. Carella, Rebecca al pozzo, Martina Franca (Ta), Palazzo Ducale, Sala della Bibbia (1771-1776) 

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