“This-Umani. Geografie dell’umano” a Ceglie Messapica Uno sguardo sulla condizione umana tra notte, attesa e memoria
di Tommaso Galiani
Nel cuore dell’inverno, quando la luce si fa più radente e il tempo sembra rallentare, ritmato dalle decorazioni natalizie, il Museo MAAC di Ceglie Messapica ha scelto di accogliere “This-Umani. Geografie dell’umano”, una mostra fotografica di Gianluca Leuzzi e Giovanni Convertino.
Il titolo prescelto suona come un’indicazione, ma anche come una presa di posizione, come a dire: questo siamo, qui siamo. Non viene, infatti, proposta un’umanità astratta, idealizzata in un estetismo glamour, ma imperfetta, concreta, sfacciatamente vera, colta nei suoi gesti minimali tanto quanto nei suoi eccessi. Le fotografie proposte diventano, inoltre, veri e propri tracciati che raccontano il modo in cui corpi diversi abitano differenti spazi e tempi. Da un lato, Gianluca Leuzzi esplora la notte come luogo di rivelazione. Le sue immagini sono contrassegnate da corpi giovani, in movimento o in riposo, sospesi tra euforia e stanchezza. L’oscurità nelle sue opere non è solo funzionale a uno sfondo, ma è una condizione.
È il tempo in cui i confini si sfaldano e l’identità diviene fluida. I volti dei modelli, spesso sfocati o negati, perché sono stati colti di spalle, sembrano cercare qualcosa di sfuggente. È come se ogni fotografia fosse un frammento di una storia incompleta che sta allo spettatore finire. Dall’altro lato, Giovanni Convertino predilige la luce del giorno e la lentezza. I suoi scatti meditativi si soffermano su figure anziane, su corpi che hanno imparato a misurare il tempo in base ai propri passi. Il suo è uno spazio abitato, ma con discrezione. Una panchina, una strada, una spiaggia diventano, tuttavia, territori di permanenza e nello stesso tempo di memoria. Una vacanza, intesa come sospensione dall’ordinario, si può trasformare nella metafora di un’esistenza che non ha più bisogno di procedere velocemente per affermare d’esistere.
Tra queste due visioni si apre il territorio comune dell’umano nel quale la giovinezza inquieta e la vecchiaia contemplativa non si escludono, ma si rispecchiano. Entrambe le scelte narrative parlano, infatti, di fragilità, di ambizione, di presenza nel mondo. Entrambe raccontano il bisogno di un’umanità frammentata di appartenere a un luogo, di essere parte di un tempo, di essere considerata anche solo da uno sguardo. Il percorso espositivo, Curato dall’Amministrazione Comunale, si sviluppa come una narrazione libera in cui si è chiamati solo a scegliere dove sostare per guardare, senza giudicare. Dal 21 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026, infatti, basterà poco per riconoscere nell’altro immortalato, giovane o anziano che sia, una parte di ciò che siamo stati, che saremmo potuti essere o che potremmo divenire.
FOTO: Tommaso Galiani, 2025