di Canio Trione

Se un Comune decide di assumere cento vigili urbani o se il governo decide di raddoppiare lo stipendio ai professori delle scuole, ovviamente si aumenta la spesa ma quell’aumento di spesa sarà calcolata come aumento del Pil cioè della ricchezza prodotta e quindi si potranno emettere più titoli di debito, fare maggiore deficit,… come previsto dai libri di economia e dai Trattati internazionali. Cioè si confonde l’aumento dei costi con l’aumento della ricchezza. Certo, se si immagina che l’aumento della spesa pubblica corrisponde ad aumento e miglioramento dei servizi pubblici concretamente prodotti ed erogati possiamo dire che l’aumento della spesa coincide almeno in parte con l’aumento della ricchezza prodotta ma sappiamo che quasi mai è così e certamente mai qualcuno si preoccuperà di ciò. Certamente aumenterà il debito visto che il bilancio pubblico centrale e locale è quasi sempre in deficit.

Questo significa che se sommiamo nel calcolo del Pil la spesa pubblica produttiva con quella improduttiva (basti pensare alle opere pubbliche non ultimate) diamo al lettore delle statistiche un quadro irreale. Che si fa? Certamente sappiamo che il pagatore secco di tasse (l’artigiano, il piccolo commerciante, il piccolo industriale, il contadino…e i loro dipendenti e fornitori) produce ricchezza tant’è che paga le tasse. Al contrario il percettore di tasse (l’impiegato pubblico in genere) non sempre crea valore nella stessa misura in cui lo consuma; anzi possiamo dire che nel suo complesso la spesa pubblica è fortemente inefficiente. Quindi per calcolare l’ammontare della ricchezza certamente realizzata dall’economia sulla quale si può pensare di calcolare la spesa pubblica bisogna calcolare separatamente il totale del reddito prodotto dalle imprese non assistite o aiutate. Quello è il plinto inamovibile su cui poggiare ogni politica economica statale.

Quindi tutti quei politicanti specie locali che considerano la spesa pubblica una virtù, una cosa sempre e comunque buona, denotano una profonda ignoranza di cose economiche. Ancor peggio è da dire se si punta alla spesa in armamenti come spinta di un nuovo ciclo economico. Può divenire un buco nero in cui far cadere l’intero Occidente se non l’intera umanità. Certo fino a che i veri produttori di ricchezza -i pagatori di tasse- continueranno disciplinatamente ad accettare banconote prive di valore intrinseco in cambio del risultato del loro lavoro, i governanti, novelli Hitler, potranno spendere e spandere in debito liberamente; ma come accaduto fin da dopo la prima guerra mondiale ad un certo punto i prezzi possono schizzare verso l’alto semplicemente perché v’è troppa moneta in giro.

Naturalmente i nostri amministratori hanno imparato il gioco da allora e quindi hanno posto in essere le condizioni per sventare tale rischio: 1) non puoi prelevare troppo contante, anzi il contante non deve uscire dai forzieri delle banche e devi pagare con danaro tracciato cioè puoi trasferire il credito verso le banche e non certo la tua moneta che in realtà è già sparita; 2) esiste un mare di titoli pubblici con interessi allettanti da comperare sterilizzando così masse enormi di danaro dei privati; cioè per dirla in maniera sintetica: con provvedimenti illiberali e con la manovra dei tassi di interesse i politici possono continuare a spendere liberamente senza preoccupazioni…basta allearsi con i finanzieri, cioè coloro che si arricchiscono senza produrre nulla. Ma un tasso di interesse crescente è una delizia per i finanzieri ma mette fuori gioco i produttori veri e quindi i pagatori di tasse. In uno scenario del genere diviene più interessante fare il dipendente pubblico o il prestatore di danari allo stato che produrre e sporcarsi le mani producendo beni e servizi. Cosa che è ormai sotto i nostri occhi. Se ne è accorta la Banca Centrale che quindi crea moneta appena si hanno le avvisaglie del disastro imminente che ovviamente comincerà dalla finanza. Si scappa avanti al disastro incombente di cui tutti i ben informati sono a conoscenza.

Fino a quando durerà questa rincorsa?

 


FOTO: di pressfoto su Freepik

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