Il Natale che si avvicina ci appare sempre più consumistico e quindi laico. Pensare è operazione per molti faticosa e quindi è più lieve fermarsi a contemplare e valutare quello che si vede. Gli interessi venali debordano e coprono ogni altra interpretazione. Anche San Nicola diviene portatore di doni e null’altro.
Ma vi sono anche altri interessi molto più subdoli che fidando nella leggerezza se non superficialità della gente derubricano il Natale in “tradizione” cattolica quasi che il Natale si riduca al Presepe o all’albero o alla storia della grotta o capanna di Betlemme. Peraltro, ci dicono o ci fanno pensare: cos’altro c’è di certo se non una favola consegnata alla “tradizione” cattolica? “favola” creduta dalla porzione meno acculturata o comunque più credulona della popolazione mentre loro, gli scettici, i razionalisti, quindi “illuministi”, sanno bene che altro non è che una favola per le masse ignoranti. Così pensano loro che vivono e sentono il Natale coma fatto laico.
La Chiesa dovrebbe, molto più ad alta voce, precisare il carattere sacro dell’elemento principale del Natale che è la famiglia. Elemento sacralizzato da secoli di concreta celebrazione del Natale come momento unificante degli infiniti elementi coesistenti con la sacralità se non divinità della famiglia; tra i quali ecco alcuni elementi stratificati e scolpiti da secoli e secoli di vita vissuta: a) la maternità e quindi creazione della vita, b) l’inizio di una nuova éra connessa all’avvento di una nuova vita, c) così come è connessa alla fine dell’anno, inizio di un nuovo periodo di luce e speranza, d) la speranza coesistente alla famiglia capace di generare il futuro ed essere un fondamento della idea stessa di Fede, e) famiglia generatrice di una socialità sofferta ma rifugio certo, f) famiglia fucina e quindi creatrice di economia e di crescita individuale e collettiva, g) famiglia con dei ruoli specialissimi dei suoi componenti ma comuni a tutti noi che siamo chiamati a ricreare quell’esempio anche se inconsapevolmente… Siamo di fronte ad un vera e propria colonna della nostra teologia non certo calata dall’alto del magistero di chicchessia ma anche ed emersa e creata dal basso della vita di tutti in tutti i tempi e quindi voluta e sancita dai fatti anche di quelli di altre convinzioni religiose. Nel Natale e nella famiglia v’è la natura stessa della civiltà occidentale.
Altre religioni che, non avendo il Natale come componente qualificante della loro teologia, non hanno la stessa nostra maturità e portano avanti individualismi alle volte estremi, capaci di generare confronti, se non competizioni, se non conflitti, che escludono quando non uccidono il nemico o il competitor o comunque l’altro per valorizzare l’individuo solo o ancor peggio alla guida di una moltitudine a sua volta isolata.
Quindi ridurre il Natale a una “tradizione” cattolica è un chiaro esempio di ignoranza profonda, di superficialità evidente, di inconsapevolezza della identità culturale sociale ed economica di cui siamo portatori. Non solo, ma è segno della infiltrazione silente ma probabilmente consapevole di altre convinzioni religiose intese a minare le principali componenti della Cristianità e specificatamente della cattolicità, al fine evidente di svuotarla di una delle sue colonne portanti assieme ad altre che si integrano perfettamente con questa. Desiderio di minare la cristianità a favore di concetti come l’individualismo, l’egualitarismo, il liberismo connesso al consumismo, la conflittualità e competitività pervadente ed estrema e quindi anche interna alla famiglia, tutti elevati a valori della vita. Vita che diviene così -secondo loro- fine a se stessa e quindi priva di futuro e di speranza. Cioè senza senso.
Quindi, il Natale, oltre a rivestire una sacralità cristiana, contiene le caratteristiche universali proprie della divinità riconosciuta, anche inconsapevolmente, dalle moltitudini di tutti i tempi.
Buon Natale.
FOTO: San Nicola, Gina Ardito, acquerello su cartoncino, 2026
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