Golden Power in Italia: tra sovranità economica e instabilità dei mercati
di Francesco Scorrano
Nel dibattito contemporaneo sulla governance economica italiana, il Golden Power rappresenta uno snodo cruciale tra la tutela della sovranità nazionale e i vincoli imposti dall’integrazione europea. Questo strumento, concepito per salvaguardare settori strategici come banche, energia e telecomunicazioni, incarna la tensione tra il diritto dello Stato a proteggere interessi vitali e la necessità di garantire certezza e prevedibilità per il mercato.
L’esperienza recente mostra che un uso rigido o poco trasparente del Golden Power può produrre effetti collaterali significativi. Quando il governo impone prescrizioni e vincoli troppo invasivi, le imprese percepiscono un aumento del rischio normativo, che si traduce in una maggiore avversione agli investimenti e in una possibile contrazione delle operazioni strategiche. Gli investitori, sia domestici sia esteri, reagiscono a questa incertezza riducendo la propensione a finanziare progetti di lungo termine, compromettendo la crescita e la competitività del sistema-paese.
Il problema non è dunque l’esistenza dello strumento, ma la modalità di applicazione. Come hanno sottolineato più volte i tribunali amministrativi, alcune prescrizioni imposte dallo Stato possono essere annullate se risultano sproporzionate o lesive dell’autonomia gestionale delle imprese. Allo stesso tempo, l’adesione rigorosa alle regole dell’Unione Europea è un vincolo imprescindibile: il Golden Power, se esercitato senza equilibrio, rischia di generare contenziosi con Bruxelles e procedure d’infrazione, aumentando l’incertezza giuridica e finanziaria.
Un aspetto cruciale riguarda la definizione stessa di “sicurezza nazionale”. Per evitare applicazioni differenziate o arbitrarie del Golden Power, è fondamentale stabilire e quantificare con precisione cosa rientri in questa categoria. Solo un quadro chiaro permette di applicare lo strumento in modo coerente e prevedibile, riducendo il rischio di contenziosi e di decisioni giudicate illegittime.
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