Quando l’AI indaga: la criminologia predittiva
di Ermes Strippoli
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale è entrata anche in un campo che sembra uscito da un film: la criminologia predittiva. Non si parla di fantascienza, ma di strumenti che analizzano grandi quantità di dati per prevenire i reati e rendere le città più sicure.
Gli algoritmi possono analizzare informazioni che da soli non riusciremmo mai a gestire: statistiche, movimenti bancari, traffico sul web, immagini satellitari. Così si possono individuare zone urbane più a rischio, riconoscere frodi economiche o persino scoprire reati ambientali, come tagli illegali di alberi o pesca di frodo. Nel campo del cybercrime, invece, reti neurali riescono a distinguere un normale flusso di dati da un attacco informatico in arrivo.
Questa tecnologia è utile, ma non è perfetta. Il rischio è che si trasformi in una forma di sorveglianza continua, mettendo a rischio la privacy delle persone. È per questo che molti esperti dicono che l’AI deve essere solo un supporto agli investigatori, non un sostituto del giudizio umano.
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