di Ermes Strippoli

Oggi l’intelligenza artificiale non è solo roba da film o videogiochi: è qualcosa che ci riguarda tutti e che, in un certo senso, ci riflette. Gli algoritmi non sono neutrali, anzi spesso mostrano chiaramente i valori, le paure e i pregiudizi della società in cui viviamo.

Prendiamo i modelli di AI che vengono usati nei social o per selezionare candidati per un lavoro. Se i dati che usiamo contengono stereotipi o discriminazioni, l’AI li ripete, amplificandoli. Per esempio, alcuni sistemi di riconoscimento facciale funzionano meglio con certe etnie, o certi algoritmi di selezione del personale “snobbano” alcuni gruppi senza che nessuno se ne accorga.

Anche sui social network l’AI ci mostra cosa ci piace e cosa tendiamo a cliccare. Questo può sembrare comodo, ma in realtà ci mette in una specie di bolla: vediamo solo ciò che ci interessa o ci conferma le nostre opinioni. In questo modo, l’AI diventa davvero uno specchio dei nostri interessi… e dei nostri pregiudizi.

Non tutto però è negativo. L’intelligenza artificiale può anche aiutare a capire meglio le disuguaglianze e a correggerle. Per esempio, può rendere più accessibili certi servizi, analizzare dati in modo imparziale o prevedere dove servono interventi sociali mirati.


FOTO: di Freepik

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