di Canio Trione

Dietro le apparenze europeiste, in ogni cancelleria europea si vive malissimo questa convivenza nelle Istituzioni europee. Le economie in condizioni deflattive, pur grandi, devono subire i diktat della BCE che dice invece che l’inflazione “giusta” è il 2 e quindi va tutto bene. Le grandi aree urbane sono afflitte da nuova povertà perché tutto costa troppo ma la BCE dice che l’inflazione non c’è più e quindi va tutto bene. Se vuoi dire una parola per contribuire alla pace o alla composizione delle questioni internazionali devi attendere che lo faccia in tua vece l’Europa che però non riesce a portare a casa nulla. La recente esclusione dell’Europa dall’intesa USA Russia in Alaska cui seguirà un “recupero” non solo formale concesso dalle due superpotenze descrive una marginalità delle maggiori potenze europee nella tempestività e nella consapevolezza del proprio ruolo. Senza parlare degli stati minori perfettamente (o quasi) indifferenti alle scelte di geopolitica ma solo questuanti di “aiuti” da Bruxelles. Un disastro generale.

Forse solo le grandi organizzazioni finanziarie trovano in questa macchina amministrativa unitaria un interlocutore ideale per la credibilità creditizia e la permeabilità quasi estrema dell’Europa ai loro “suggerimenti”; a queste organizzazioni non si può dire di no e quindi tutto rimane com’è ma la cosa non è vissuta bene. Peraltro chi fa la prima mossa se non i primi ministri che hanno fatto di tutto per diventarlo? E per far cosa? Tornare agli stati nazionali cancellando tutte le balle che ci hanno raccontato in mezzo secolo e più? Gli elettori sarebbero entusiasti ma ai Poteri Forti che sopravvivono grazie alle alleanze con costoro e che hanno di fatto nominato i primi ministri, chi glielo dice? Siamo nel mezzo di un guado nel quale nessuno vuole andare avanti ma nessuno sa cosa fare per tornare indietro o andare da altra parte.

Servirebbe una Teoria nuova che rompa con la favola napoleonica di una Europa gestita à la maniera della pubblica amministrazione francese che così governerebbe ed unirebbe l’Europa con la sua efficienza e non con la spada…favola fallita miseramente.

Le guerre promosse da consorterie segrete in giro per il mondo descrivono perfettamente questa situazione di una Europa efficiente nell’eseguire quello che certi centri di potere vogliono ma totalmente incapace anche solo di individuare un proprio interesse unitario e condiviso anche dalle popolazioni…semplicemente perché non c’è un suo interesse in quanto questa Europa esiste solo per rendere più agevole per le multinazionali realizzare i propri progetti senza troppi ostacoli e facendosi dare anche i soldi del contribuente quando servono e quanti ne servono.

Certo, se qualcuno, più sprovveduto della media, facesse esplodere un ordigno nei sotterranei della BCE come già è stato fatto con l’oleodotto baltico sarebbe tutto più facilitato…ma per fare cosa? Il buio dell’incompetenza blocca ogni ipotesi e quindi una cosa del genere non produrrebbe un passo in avanti nella soluzione della vessata questione Europa si o Europa no, ma sarebbe demolitivo di un possibile ipotetico ruolo dell’Europa e dei singoli stati nel più grande contesto mondiale.

Se guardiamo al passato anche remoto scopriamo che mai “grande” ha corrisposto a “bello” e, tanto meno a “giusto”. Gli stati grandi sono stati più dispotici e cinici e spietati dei piccoli. Anche l’Impero britannico ha dovuto trasformarsi in Commonwealth; un po’ come Diocleziano dovette inventarsi la tetrarchia per tentare di governare meglio uno stato troppo grande per esistere. Quindi oggi possiamo dire che la patologia europea (troppo grandi per esistere) non è solo nostra…: per governare centinaia di milioni -se non miliardi- di persone con un governo solo serve schiacciare il singolo cittadino che è troppo lontano dal centro per contare qualcosa più del nulla!!! E questo diviene vieppiù vero con l’avvento delle tecnologie inumane o “artificiali” che si voglia dire. Lo sviluppo della tecnologia decreta il superamento della democrazia senza vie di uscita. Certo, contro il progresso tecnologico non puoi metterti ma non si può non vedere che la gente è scontenta e se ne va per conto suo; non si possono seguire i dettami efficentisti della tecnostruttura e quindi qualcuno finisce sotto i ponti, altri nelle banlieu costruiscono società parallele, altri quando possono scappano negli orti urbani per isolarsi dalle tecnologie, gli stessi insider (impiegati pubblici per esempio) appena possono evadono dal trantran quotidiano o dal pagamento delle tasse pur di sentirsi più liberi,…fenomeni di massa che le classi dirigenti ritengono di poter governare al meglio con bonus e “aiuti” dei tipi più vari, ma la questione sta lì grande come una montagna. Lo stato come l’azienda grande è inumano e quindi serve pensare a qualcosa di diverso e va fatto adesso prima che qualcosa si rompa irreparabilmente.

 


FOTO: di Freepik

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