Meta si chiama fuori dal Codice Ue sull’Intelligenza Artificiale: “Troppe incertezze legali”
di Francesco Scorrano
Meta non aderirà al Codice di buone pratiche per l’intelligenza artificiale promosso dall’Unione Europea, sollevando dubbi sull’efficacia e la chiarezza del quadro normativo delineato da Bruxelles. A comunicarlo è stato Joel Kaplan, Chief Global Affairs Officer del colosso tecnologico, in un intervento pubblicato su LinkedIn.
Secondo Kaplan, il Codice introdurrebbe “un’eccessiva incertezza giuridica” per chi sviluppa modelli di IA, con richieste che supererebbero l’ambito dell’AI Act, la legge europea sull’intelligenza artificiale in fase di attuazione. “L’Europa rischia di imboccare una direzione sbagliata su questo fronte”, ha dichiarato il dirigente Meta, facendo eco alle preoccupazioni già espresse da numerose imprese europee.
All’inizio di luglio, infatti, 44 grandi aziende del continente, tra cui Bosch, Siemens, SAP, Airbus e BNP, hanno firmato una lettera indirizzata alla Commissione europea per chiedere una pausa nell’attuazione della normativa, definendo le misure “restrittive” per lo sviluppo dell’IA in Europa. Meta ha fatto sapere di condividere appieno queste posizioni.
Il Codice, la cui adesione è su base volontaria, contiene indicazioni pratiche sulle norme che, a partire dal 2 agosto, saranno obbligatorie per i fornitori dei cosiddetti GPAI, modelli di IA ad ampio impiego, con rischio sistemico, come GPT-4 di OpenAI, Gemini di Google e Grok di xAI. Il documento è stato redatto da un gruppo di esperti e soggetto al vaglio della Commissione e degli Stati membri, ma la sua stesura ha incontrato rallentamenti e critiche, soprattutto da parte delle Big Tech.
Il dibattito resta aperto, mentre l’Europa si confronta con il difficile equilibrio tra innovazione tecnologica e regolamentazione.
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